Nell’atelier di Madame Sautter, dove nascono gli abiti veneziani

Nell’atelier di Madame Sautter

È più di un laboratorio artigianale, è un luogo carico di magia, dove prendono vita costumi e maschere. E a custodire segreti e tradizioni c’è Madame Sautter, che qui mi ha svelato la sua meravigliosa storia

Oggi vi voglio portare a fare un viaggio. Non vi preoccupate, non c’è bisogno di alzarsi dal divano, e per me non c’è nemmeno bisogno di uscire dai confini della città visto che l’atelier di Madame Antonia Sautter si trova a pochi passi da piazza San Marco. E come si può viaggiare senza muoversi? Basta considerare un’altra dimensione: quella temporale.

Il viaggio in cui vi voglio accompagnare oggi passa attraverso la storia di Venezia, le sue epoche, la storia, i costumi, gli abiti, le maschere e l’inaspettato.
Venezia è il mio luogo del cuore (leggi qui i miei consigli su cosa vedere a Venezia). È la città dei sogni dove tutto può succedere e a ogni angolo puoi incontrare la magia. È la città che sa raccontare le storie perché ne è ricchissima e ha un fascino che sa di epoche passate, di poesia e di tradizioni. Venezia è il carnevale, è la trasformazione è la possibilità di essere tutto quello che si vuole. E Madame Sautter tutto questo lo sa bene ed è riuscita a condensarlo in una notte magica, che succede una volta all’anno.

È il Ballo del Doge, uno degli eventi più incredibili che siano stati creati, un happening a tema, dalla cena, al dopocena, che coinvolge musiche e scenografie. E, ovviamente, costumi prodotti artigianalmente nel suo laboratorio con stoffe pregiate per una serata glam e esclusiva a palazzo Pisani Moretta.

Varcare la soglia dell’atelier di Madame Sautter vuol dire entrare in una dimensione incantata fatta di costumi, maschere, paillettes, nastri e seta e ritrovarsi di colpo nel cuore del Carnevale di Venezia con circa 1500 abiti a noleggio di tutte le epoche. Ma soprattutto è incontrare lei, Antonia Sautter, una donna meravigliosa, ispirazionale, con una capacità di incantare attraverso i suoi racconti. Ho avuto la fortuna e l’occasione di poter trascorrere del tempo in sua compagnia e, mentre mi raccontava la sua storia, di viaggiare con la fantasia all’epoca di regine e principesse.

“Tutto ciò che mi circonda è il risultato del rincorrere i miei sogni di bambina ”

mi racconta.

“Durante il periodo in cui non esistevano computer e per imparare si sfogliavano le grandi enciclopedie. A partire dall’autunno, con le giornate che si facevano più corte, mi mettevo nella stanza-laboratorio di mia mamma, vera e propria fucina creativa dove, tra letture enciclopediche e le creazioni che scaturivano dalle mani di mia madre, vivevo in un’atmosfera sospesa, dove molte favole prendevano forma. Con la sua grande creatività ed eccezionale manualità, riusciva a trasformare qualsiasi cosa. Io la consideravo quasi una maga, una fata che riusciva a dare nuova forma a scampoli di stoffa facendoli diventare stupende creazioni”.

ph: @Antonia Sautter Creations & Events

“Da lei ho imparato ad amare la vita e capire come la creatività fosse energia pura. In quei pomeriggi straordinari d’autunno e d’inverno fino a carnevale, diventavo una stilista in erba. La mia fantasia, attraverso la guida di questa madre così speciale, poteva esprimersi. Cominciavo a sognare i personaggi che avrei interpretato durante il Carnevale in Piazza San Marco, il mio grande palcoscenico. Sono sempre stata attratta dai personaggi femminili capaci di esprimere forza e personalità e, nei vari anni della mia infanzia, sono stata a Giovanna d’Arco, Sharazade, Mata Hari, Marie Antoinette e Caterina de Medici. E di loro, per poterle interpretare, dovevo sapere la storia: questo era il patto che avevo con mia mamma. Era il gioco del teatro, talmente bello che non potevo non condividerlo con i miei compagni di scuola per i quali mia mamma creava stupendi piccoli costumi”.

Qual era il suo ruolo in queste creazioni?
“Innanzitutto quello di infilare il filo nella cruna dell’ago della mamma. Era un ruolo straordinario, mi sentivo un deus ex machina, le consegnavo lo strumento per creare la magia, come la bacchetta magica. Ero una sorta di assistente stregone di questa mamma che faceva tutto ciò solo per la sua e la mia felicità. Mamma Ita, abbreviazione di Italia, è morta troppo giovane, lasciando un vuoto incolmabile e doloroso che io ho riempito come mi aveva insegnato lei: con la fantasia, la creatività e la dedizione per il mio lavoro. Quando fai una cosa, devi farla bene mi diceva sempre e così ho provato a fare”.

Cosa le è rimasto di mamma Italia?
“L’entusiasmo, la passione, l’adrenalina che precede la conclusione di una creazione, fatta di tanti piccoli istanti di felicità. La costante ricerca della bellezza in ogni cosa, qualsiasi cosa in cui mi sono cimentata. Penso che non sarò mai alla sua altezza e tutt’ora mi sento una principiante, ma è forse questo che mi dà quotidianamente la spinta per andare avanti, per migliorarmi, per scoprire ed esplorare nuovi territori, nuove forme per esprimere creatività e fantasia. E, naturalmente, tutto handmade in Venice”.

Eppure ha scelto di intraprendere degli studi che non avevano molto a che fare con la moda né con l’arta sartoriale. Come mai?
“Quando a 18 anni mia madre mi lasciò, ho immediatamente capito che nessuno ti regala niente in questa vita e che avrei dovuto lottare per potermi garantire un futuro. Mi sono iscritta alla facoltà di lingue e letterature straniere dell’Università di Venezia, come avrebbe voluto lei, che già aveva capito come comunicare con il mondo fosse importante e nel frattempo accettai diversi tipi di lavoro per mantenermi agli studi”.

ph: @Antonia Sautter Creations & Events

“Fino all’età di 30 anni ho cambiato molti lavori: ho lavorato come interprete, corrispondente con l’estero, come segretaria e assistente di un grande businessman americano, esperienza che mi ha portato a vivere a New York, per un breve periodo, dove ho iniziato a lavorare nel settore della moda diventando Amministratore Unico della sede italiana di Venezia Mode, azienda che distribuiva il Made in Italy negli USA. Un’esperienza dalla quale ho tratto molti insegnamenti, l’inizio del processo che mi ha portato a contatto con molti creativi, uno step fondamentale che mi ha condotta fino a qui”.

Poi decide di tornare in Italia. Cosa succede allora?
“Tornai a Venezia per lavorare come responsabile per l’ufficio estero di una grande azienda nell’ambito del vetro. Mi segnalarono che c’era un minuscolo negozio in vendita, vicino Piazza San Marco, e mi indebitai ipotecando il piccolo appartamento lasciatomi da mia mamma, facendo tutto ciò che era in mio potere per acquisire questo piccolo spazio. Cominciai a produrre e creare oggetti: maschere stravaganti, accessori e camicie piene di pizzi, abiti lunghi e costumi”.

ph: @Antonia Sautter Creations & Events

“Era un luogo variopinto dove regnava la fantasia e ogni pezzo era una creazione unica e irripetibile. Rivivevo in qualche modo la mia infanzia. Nel 1994 Terry Jones, storico membro dei Monty Python, attirato da questo curioso negozio, vi entrò e da li è cominciata la mia avventura”.

Un incontro che le ha cambiato la vita, giusto?
“Sì, è proprio così. Terry Jones trovò il negozio speciale e particolare, il set giusto per uno spot di una compagnia area, e mi resi immediatamente disponibile per esserne parte. Ma c’era un’altra meravigliosa sfida dietro l’angolo. Mi spiegò, infatti, che per la BBC stava preparando un documentario storico sulla IV Crociata, e stava reclutando costumisti, allestitori, scenografi e predisponendo il cast artistico, necessari per la realizzazione del programma. La Quarta Crociata doveva essere rappresentata attraverso la metafora di una grande festa, un progetto ambizioso e in cui la fantasia poteva esprimersi”.

“Capii che quella era la mia occasione, uno di quei treni che passano solo una volta nella vita, e con l’incoscienza della giovinezza e la consapevolezza che volere è potere, non so come, riuscii a convincerlo ad affidarmi il progetto. Il programma è ancora visibile su YouTube, l’episodio 19 di quella docu serie dove si vedono i miei primi costumi (le comparse erano i miei amici che avevo convocato da ogni dove), le scenografie e le gondole trasformate in galeoni”.

Nasce così il Ballo del Doge?
“Esattamente. Alla fine delle riprese della straordinaria festa, il regista esclamò Questo è Il Ballo del Doge, ed è allora che iniziò la mia grande avventura. Dal 1994, questa festa si ripete ogni anno, con un tema diverso, una nuova favola da condividere con tutti coloro che vi partecipano e che, da tutto il mondo, si danno appuntamento a Venezia, per vivere una notte magica, un sogno che si materializza ogni anno a Carnevale”.

ph: @Antonia Sautter Creations & Events

“La prossima, ventottesima, edizione sarà simbolo di una vera rinascita dopo questo anno surreale, e spero di poterlo nuovamente mettere in scena a primavera. Il mondo, più che mai in questo periodo, ha bisogno di evasione, leggerezza, creatività, fantasia e condivisione. Io spero che presto Il Ballo del Doge con le sue scenografie e ambientazione da favola e il mio formidabile cast artistico, possa ritornare a far sognare”.

All’inizio ha parlato di come fin da piccola volesse fare la regina. Pensa di esserlo diventata oggi, una regina?
“Penso che ogni donna sia una regina nell’anima. La forza creatrice di una donna, quando ne è consapevole, non conosce limiti. Bisogna però saperla riconoscere. Bisogna dare libero sfogo alla nostra forza creatrice per essere sempre sé stesse e non avere mai paura delle conseguenze”.

Madame Sautter, che costume penserebbe per una ragazza alta come me?
“Sicuramente una ragazza bella e alta ha le fisique du role per interpretare il ruolo di una regina. Non è forse vero che si dice sempre sua altezza? E per ritornare a una saggia massima della mia mamma altezza è già mezza bellezza, se a questo si aggiunge l’attitude di una regina il risultato è garantito, sei già, per me, una natural-born Queen. Indossare un costume è pura magia. Un abito, sia esso storico o fantastico, rappresenta una sorta di password verso un mondo dove è il personaggio a contare, non la sua forma. E’ la personalità e il riconoscimento del nostro valore che ci rende belle”.

D’altronde essere regina è una questione di attitudine, un potenziale che ogni donna porta dentro di sé. Bisogna imparare a dirsi: ‘io sono un regina e mi sento tale’, che non vuol dire avere una corona, ma affrontare con forza, coraggio e fierezza la vita, consapevoli del nostro valore”.

Antonia Sautter

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *