La mia Burano, tra leggende e posti del cuore

A volte mi piace ripensare a quando ero piccola. Non vi capita mai? Rivedere quella me bambina che viveva spensierata e a cui importava solo giocare, ridere e correre. Sono sempre stata molto attiva, ma soprattutto piena di fantasia. I colori, quelli più di tutti mi affascinavano. Mi piacevano tutti, e quelli brillanti ancora di più. Disegnavo paesi incantati con tutte le casette colorate e immaginavo che in quelle piccole abitazioni ci potessero essere degli abitanti ancora più piccoli e strani.

Mi inventavo storie che ora forse non sarei nemmeno più in grado di immaginare, con una trama ben costruita dove la fantasia trovava libero sfogo e correva sulle acque della mia Venezia. Non potete immaginare cosa abbia voluto dire per me visitare Burano per la prima volta. Così perfetta nella sua imperfezione, con una casa diversa dall’alta e quel campanile storto che diventato subito il mio posto preferito.

Lì, in quella torre, immaginavo abitasse una principessa e che un orco un giorno per cercare di rapirla aveva dato dei pugni talmente forti al campanile che si era stortato. Ma senza cadere eh! Perché in Laguna ci fanno con la scorza dura. Anche i campanili, dicevo io.

Ma sapete qual è la cosa ancora più straordinaria? Che anche ora che sono “grande” e vedo Burano con gli occhi di una donna, mi sembra che nulla sia cambiato. Forse non credo più che ci siano gnomi, folletti o principesse, ma le storie che mi hanno raccontato di questa isola veneziana mi hanno sempre fatto sognare. Lo sapevate che le case sono state colorate in modo così vivace per permettere ai barcaioli di ritrovare la propria dimora anche con la nebbia? Beh, a Burano delle volte è talmente fitta che non c’è nessun altro modo per poter identificare le facciate diventate oggi una meraviglia.  

Burano si trova nella Laguna Veneta settentrionale, a nord-est di Murano ed è costituita da quattro isole, separate da tre canali interni, che sono il rio Pontinello, il rio Giudecca e il rio Terranova. Per arrivarci bisogna prendere il vaporetto e farsi lasciare su un grande e verde prato da cui incamminarsi e perdersi tra vie e colori. Uno dei luoghi più caratteristici dell’isola è l’incrocio di due canali, dove sorgono i Tre Ponti e si congiungono le vie più colorate dell’isola. Tra case di pescatori e vari negozi artigianali vi sembrerà che il tempo si sia fermato e di star vivendo dentro un film di altri tempi.

Burano è uno dei miei posti del cuore, uno di quelli dove andare quando serve una pausa dal mondo, una ricarica di energia. Mi sento bene a muovermi tra le viuzze e resterei ore a osservare le mani delle donne che confezionano pizzi e merletti che sono tipici di questa isola. I merletti di Burano sono famosi in tutto il mondo e anche l’alta moda ne ha fatto spesso uso nelle sue collezioni perché sono qualcosa di unico e interamente fatto a mano. I primi merletti risalgono al 1500 quando  venivano prodotti in case signorili, utilizzando ago e filo.

Non ricordo chi mi raccontò la leggenda, ma si dice che un tempo a Burano ci fu un pescatore dall’animo buono e di nome Nicolò che fu promesso sposo a una giovane fanciulla dell’isola. Nicolò era molto ambito sull’isola, ma lui aveva occhi solo per Maria. Durante un’uscita in mare, verso Oriente, venne tentato dal canto delle sirene, ma il ragazzo resistette ai loro incanti e loro colpirono con la coda il fianco dell’imbarcazione. Allora la schiuma che si venne a creare prese la forma di un bellissimo velo nuziale per la giovane sposa.

Arrivato il giorno delle nozze, la ragazza fu ammirata e invidiata da tutte le giovani dell’isola tanto da dare vita a una vera e propria competizione tra tutte le ragazze che cominciarono a imitare il merletto del velo donato dalla Regina del Mare, utilizzando ago e filo sempre più sottili, nella speranza di creare un ricamo ancora più bello per i propri abiti da sposa.

Che sia verità o leggenda, a me piace sognare che dietro quel lavorare così fitto di mani che scorrono e intrecciano il filo ci sia davvero un po’ di magia di sirene. E mi piace ancora di più fermarmi, appoggiarmi a uno di questi muri variopinti baciati dal sole e farmi trasmettere un po’ di energia quando la vita di tutti i giorni mi prosciuga.

Se passate di qui, fatemi sapere se anche per voi è così, se vi viene da inventare storie o canzoni, o se saprete resistere alla tentazione di imparare a fare un merletto che racconti di voi e della vostra vita. E magari guardatevi intorno: in una giornata di sole, è facile che mi troviate proprio su questa bellissima isola!

E allora salutatemi e, se avrete tempo, invitatemi in una pasticceria a prendere Il Bussolà di Burano, uno dei dolce tipici dell’isola a forma di ciambella, conosciuto anche con il nome di buranelli. Mi fanno impazzire, così come la sua variante a forma di “esse”. Allora sì che sarò felice di farvi da guida alla scoperta dell’isola incantata.

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