La mia vita e il basket, parte II

Durante gli anni da giocatrice professionista di basket è iniziata la mia trasformazione interiore e ho capito dove volevo arrivare

La mia esperienza nel  Centro di Preparazione Olimpica Acqua Acetosa di Roma è durata tre anni. Poi sono tornata a casa, a Venezia, dove ho cominciato ad allenarmi con la sua squadra più storica, la Reyer Venezia. Per un anno mi sono letteralmente divisa in tre. Gareggiavo nel campionato under 19 che si è concluso con lo scudetto di campione nazionale giovanile, giocavo con la prima squadra di A1, e partecipavo al campionato di serie B del Pordenone, società satellite della Reyer.

Basket: la mia carriera da professionista

Poi ho iniziato la mia carriera da professionista, prima a Trieste e poi a Cagliari. E’ qui che è cominciata la trasformazione che mi ha portata dove sono adesso. E’ stato un percorso lungo, segnato da logiche più grandi di me, e dove avevo bisogno di esprimere me stessa non solo attraverso il basket. Non mi è stato immediatamente chiaro chi ero, chi volevo essere e in che forma volevo esprimermi, ci è voluto del tempo per capirlo.

Mentre ero a Trieste e mi allenavo duramente, nei momenti liberi ho cominciato a fare delle foto da postare sui miei canali social.

Per me era una terapia. Non mi volevo mettere in mostra, era solo un modo per lavorare su me stessa, per sentirmi meglio, vedermi più bella, accettarmi con il mio metro e novanta di altezza, senza rinunciare ad essere femminile.

Come è nata l’immagine simbolo di Woman Power

Purtroppo, nel mondo duro e rigoroso del basket, essere femminile non è ancora del tutto capito e accettato. Il basket era la mia passione, la mia professione, era la mia vita. Ma durante quell’anno a Trieste ho capito che non mi bastava più per sentirmi completa al cento per cento. La seconda vita che volevo crearmi non era concessa in un mondo sportivo di donne ancora fortemente condizionato dal punto di vista maschile. Ma io, intanto, stavo mettendo a fuoco come volevo esprimermi. Ed è proprio in questo momento che ho scattato la mia foto simbolo con i tacchi e la palla da basket in mano.

L’idea, in realtà, parte da un logo: il simbolo delle scarpe Jordan. Mi sono detta: perché non dare voce anche alle donne giocatrici di basket? E così ho cercato in rete un logo uguale, ma con una figura femminile. Appena l’ho trovato, l’ho subito condiviso sui social, idea è piaciuta molto ed è stata ripostata anche da chi le mie foto non le vedeva di buon occhio. A quel punto ho fatto uno step in più: quella silhouette di donna che gioca a basket volevo essere io, e quindi assieme ad un fotografo abbiamo creato quell’ immagine.

foto basket eleonora bernardi zizzola

Dopo Trieste sono volata a Cagliari, dove ho giocato il mio ultimo anno da professionista. Smettere è stato doloroso, ma era arrivato il momento. Io avevo capito chi ero.

Avevo preso coscienza di essere una ragazza tall e la forma da dare a quel turbinio di idee e sensazioni che abitavano dentro di me da oltre un anno era diventata chiara. Era Woman Power, e di questo vi parlerò nella prossima puntata!

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