La vita che ricomincia da me (e da Venezia)

Io e Venezia: ecco la terza puntata della mia vita, questa volta vi racconto il dopo basket tra insicurezze, scatti e una nuova me

Esprimere un’altra parte di me stessa. Eravamo arrivati qui l’ultima volta. Quanto tempo ci vuole per scrivere di una vita? Cambiamo così tanto durante il nostro percorso, che per raccontarne tutte le sfumature non basterebbero gli aggettivi. Che poi, “cambiare” è davvero la parola giusta? Forse la verità è che ciò che siamo è da sempre dentro di noi, solo abbiamo bisogno di scoprirlo poco per volta, passo dopo passo.

Così è successo a me. La pallacanestro mi ha fatto vivere momenti incredibili, ma come tutto ciò che genera emozioni forti, mi ha fatto sentire spesso sulle montagne russe passando dalla grande gioia alla difficoltà senza esclusione di colpi fino a farmi capire che in quelle regole, in quegli stereotipi cominciavo a starci stretta.

Ho appeso le scarpe al chiodo, come si dice, e ho provato a seguire la voce che sentivo dentro. Inizialmente un po’ alla cieca, non aveva esattamente idea di cosa avrei dovuto fare.

Poi però, piano piano, il disegno cominciava a tracciarsi, la strada a delinearsi e il blog Woman Power a nascere.

Quello che mi spingeva era la voglia di scoprire un nuovo lato di me che non avevo esplorato: ho iniziato a scattare con dei fotografi, finché ho conosciuto Alexandra, polacca di nascita e italiana di adozione. Con lei ho scattato a Venezia, andando a scoprire i luoghi della mia città che mi piacevano di più e ho capito che vedermi ritratta insieme alla Serenissima mi piaceva molto.

I primi scatti a Venezia

Avevo in mente di far vedere i posti che valorizzavano questo posto unico al mondo: Venezia! Quando vivevo a Roma, molti mi chiedevano come si poteva vivere in una città senza auto, mi chiedevano cosa fosse un vaporetto.

Ho capito di vivere in un luogo talmente eccezionale, che aveva bisogno di essere raccontato e ho trovato nelle fotografie un mezzo per farlo. Un percorso che è durato due anni, fino a prima che scoppiasse la pandemia che conosciamo tutti.

A dirvela tutta, non è stato un percorso semplice. La Eleonora di allora in realtà era un po’ timida di scoprire questa sua parte, aveva paura di essere fraintesa. Per carattere, sono una persona che si espone solo quando è sicura della sua strada e allora non lo ero.

In più ero una giocatrice di basket, in città mi si conosceva per quello. Il mondo della moda era un ambiente totalmente diverso rispetto a quello cui ero abituata e non sempre mi sentivo a mio agio.

Se riguardo ai primi scatti che ho fatto, rivedo una ragazza un po’ impacciata che non sapeva esattamente come atteggiarsi di fronte all’obiettivo e sembrava così timida e insicura. Avevo la nomea dell’atleta che non teme niente in campo e il fatto di sentirmi così vulnerabile di fronte alla macchina fotografica era strano. Forse avevo solo paura che se qualcuno mi avesse visto fare pose particolari, non mi avrebbe capita e io non avrei saputo spiegare cosa stessi facendo.

Io, oggi

A distanza di tre anni invece, sono convinta che quel percorso fosse la strada giusta da intraprendere. So che avevo bisogno di tempo e per fortuna non ho smesso perché sapevo che dovevo perseverare anche se i miei stessi amici faticavano a capirlo.

Oggi guardo a quella Eleonora impacciata con tenerezza, ma anche con stima per il coraggio che ha messo in campo e per la forza che ha trovato anche nei momenti più bui.

Ovviamente devo ringraziare la mia famiglia che ha sempre condiviso le mie scelte anche se fuori dal comune per una ragazza di 22 anni. Durante questi anni ho ricevuto molti messaggi di apprezzamento da tutto il mondo, elogi alla città di Venezia e ringraziamenti per mostrarla così, nella sua bellezza. Così ho continuato e perché capivo che il mio lavoro e approccio venivano apprezzati. Ho pensato che avrei potuto sviluppare progetti anche in altre città, così ho scattato a Verona, a Burano a Murano e a Possagno sempre in Veneto.

Poi Alexandra si è trasferita a Milano per lavoro e io andavo una volta al mese e poi una volta alla settimana: qui sono nati i primi progetti importanti. Quell’anno avevo ripreso a giocare a basket, a Mirano, prima in serie B poi in serie C con tre allenamenti settimanali più partita. Ma dopo poco ho capito che non sarebbe stato più conciliabile; gli impegni di lavoro diventavano tanti e spesso su Milano quindi le scarpe sono ritornate sul loro chiodo, questa volta temo per sempre.

Anche se confesso che mi piacerebbe in futuro allenare una squadra di bambine a cui insegnare i valori dello sport e far capire loro che prima di tutto la pallacanestro è un mondo anche da femmine perché c’è ancora troppo stereotipo sul tema e che bisogna impegnarsi e giocare di squadra e divertirsi giocando al gioco più bello al mondo. Insegnare loro lo Woman Power!

Io, domani

Per questo se ne riparlerà tra qualche anno, intanto voglio andare avanti con la mia attività. Vorrei ripartire da Venezia che dopo un anno di lockdown è davvero in affanno, forse la città italiana che sta soffrendo di più a livello economico e turistico. Appena ci sarà la riapertura andrò a da lei per creare dei contenuti e valorizzarla!

Nel futuro c’è un progetto che sto coltivando con l’obiettivo di coinvolgere dei brand per risollevare le immagini delle città italiane e star loro vicine. Mi piacerebbe creare dei contenuti giovani fashion e magari, dove moda, lifestyle e vivere bene all’Italiana possano stare insieme.

Woman power è l’insieme delle mie passioni e tra queste rientra anche l’amore per le città italiane che ho avuto modo di visitare durante i lunghi campionati su e giù dallo Stivale. Venezia in primis e le altre città a seguire mi hanno dato tanto, ora è tempo di dare indietro qualcosa io.

Comments

  1. Gerardo says:

    👍

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