Modelle curvy e MFW: che la rivoluzione abbia inizio

Anche se vissuta a distanza, la Milano Fashion Week è stata davvero all’altezza delle mie aspettative, anzi, forse di più. Per una persona come me, cresciuta a basket e passerelle, vedere come nel tempo la moda sia sempre stata in grado di reinventarsi, rilanciarsi, mettersi in discussione e anche andare contro sé stessa ha rappresentato una sorta di stile di vita. Ovviamente, questo vale se si ha la capacità di osservarla mantenendo il proprio senso critico e avendo anche il coraggio di prendere posizione se qualcosa non ci piace o al contrario ci piace tantissimo.

La moda non è religione e non è una verità assoluta, è lei per prima a dircelo.

Se quest’anno il pantalone color glicine è un trend, l’anno dopo potrebbe essere assolutamente da evitare. Qual è la verità? Forse entrambe, forse nessuna. A deciderlo, al di là delle passerelle, dobbiamo essere noi in funzione a quello che poi ci fa stare bene, non smetterò mai di dirlo.

La moda definisce dei paletti e dà delle linee guida proprio perché ognuna possa, partendo da quelli, trovare la propria strada, stravolgendola, cambiandola, abbracciandola o inseguendola. Vi sto parlando di tutto questo, e la sto prendendo un po’ alla larga, per arrivare al tema che durante i giorni meneghini hanno fatto impazzire giornali e siti internet.

Diversi stilisti italiani hanno scelto di inserire delle modelle curvy nella loro sfilata, tutte belle, famose e straniere come Ashley Graham, Paloma Elsesser, Jill Kortleve e Precious Lee. La tendenza degli ultimi anni è quella delle modelle la cui taglia varia da una 44 a massimo una 52 e rappresentano una forma di bellezza fuori dai canoni della moda, ma molto vicina a quella del mondo reale. 

Tutto bellissimo, fino a qui: finalmente il mondo della moda si apre anche a ragazze più morbide e formose e in alcuni casi, più vicine alla vita reale. Quindi, per tutto quello che voglio promuovere con il mio blog Woman Power tutto questo non è che un qualcosa di positivo.

Ma…c’è un “ma”. Perché spesso questa è una mossa strategica che le Maison adattano per far parlare della propria collezione da un altro punto di vista.

E allora dov’è la rivoluzione se l’obiettivo è quello di mettere le modelle “diverse” sotto i riflettori?

In questo modo si rischia di sottolineare ancora di più la diversità e l’eccezionalità di questi corpi rispetto allo standard cui la moda ci ha abituato. La modella curvy in sé non dovrebbe far notizia, ma rappresentare la normalità. Circa metà delle donne italiane indossa una taglia dalla 44 in su, pensate nel mondo! Quindi perché fa notizia che le firme abbiano scelto queste modelle?

La notizia dovrebbe essere declinata in un altro modo: nelle sfilate di Fendi, Ferragamo, Etro, Dolce&Gabbana e Versace sono stati inseriti dei capi per fisicità più morbide. Questo è il messaggio reale: vuol dire che si vuole rendere la moda un’opportunità per tutte, non solo per una classe eletta di corpi uguali e costruiti ad hoc. Un bel messaggio di inclusione che spero possa portare i brand a ripensare davvero al loro modo di intendere l’inclusività.

Non me ne vogliano le modelle curvy, per me sono un esempio di incredibile bellezza! Anzi, vorrei vedere sfilare anche modelle petit e ovviamente tall. Perché la body inclusivity diventi normalità e non solo uno strumento di marketing. Perché sapete cosa succede? Che un brand lancia la linea per ragazze tall, poi in negozio arriva solo un capo della linea e, se non sono veloce, qualcun altro lo comprerà prima di me.

Questa breve storia triste è la mia quotidianità e immagino che anche le cosiddette curvy e petit, alla fine, vivano i miei stessi piccoli drammi. 

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